Clarissa Botrugno
7 Agosto 2020

Un Salento insolito

Un Salento insolito  

Esiste un Salento insolito, che va oltre le spiagge dorate e il mare cristallino, oltre i centri storici più noti. Esiste il Salento dei luoghi affascinanti e poco conosciuti, luoghi unici, legati a leggende e a credenze popolari, luoghi d’arte a cielo aperto, luoghi in cui trovare la pace, luoghi in cui trovare l’amore, luoghi in cui scoprire e scoprirsi.

Nell’intrecciarsi di campagne e borghi segnati dal tempo, il Salento può solleticare ogni interesse, dalla voglia di immergersi nella natura incontaminata a quella di seguire le tracce della preistoria, fino a perdersi in borghi deserti, che raccontano storie di mani segnate dalla terra rossa.

Di racconti è ricco il Salento…

di fili che si intrecciano con il mondo contadino, con le rocce carsiche delle serre salentine, in cui hanno trovato rifugio i monaci Basiliani e i loro affreschi, ancora oggi immersi tra i profumi di timo e rosmarino della macchia mediterranea.

Fuori dai percorsi guidati, dentro le suggestioni, il Salento è una terra ricca di misteri, disegnata da paesaggi che possono esistere solo in questo angolo di mondo.

Da non perdere

Il cammino alla scoperta del Salento insolito parte dalle campagne di Guagnano, dove si trova l’eremo di Vincent, la casa museo dell’artista Vincent Brunetti. Uno sfolgorio di colori brillanti, mosaici e statue, Vincentcity è un laboratorio che cresce su stesso e che rispecchia l’animo eclettico dell’artista e richiama al visitatore le opere di Gaudì, immerse nel contesto di una casa fiabesca.

Il sole è l’unica cosa che brilla ancora a Monteruga, paesino ormai abbandonato vicino Veglie. Sviluppato in epoca fascista, negli anni a seguire è stata una comunità autonoma, che lavorava la terra e viveva in simbiosi con la natura. A Monteruga nasceva l’amore, si celebravano i matrimoni. ci si ritrovava nel dopolavoro o sui campi delle bocce, non mancava veramente nulla ma il borgo non era attraente come i centri urbani vicini, che negli anni ottanta si sono portati via tutti gli abitanti, lasciando il vuoto che rimbomba nella chiesa spoglia e i calcinacci che si staccano dagli edifici.

luoghi di misteri e leggende

Più lontana nel tempo è invece la storia dei megaliti di Giurdignano, sono censiti diciotto menhir e sette dolmen che si possono visitare in un percorso guidato tra case e campagne. Il più importante è il menhir San Paolo, che sotto di sé ha una cripta basiliana con l’affresco del santo, raffigurato vicino ad una tarantola. Monumentali sono anche i massi della vecchia a Giuggianello, legati alla storia di una strega che con il suo fuso tesseva le sorti dei contadini. Il mistero avvolge ancora oggi il mosaico della cattedrale di Otranto, tra i più grandi al mondo. È stato realizzato nel ‘Seicento dal monaco Pantaleone, raffigura tre alberi della vita, con figure che vanno da personaggi biblici, a protagonisti della storia e del ciclo arturiano. Tanti sono i segreti di quest’opera d’arte che ancora oggi nessuno riesce a svelare.

Nel cuore dell’antichità

Sulla costa ionica del Salento si trova Porto Selvaggio, un parco naturale immerso in una pineta di Pini d’Aleppo e Lecci e rinfrescato da acque sorgive. All’interno del parco si trova la Palude del Capitano, una prateria di salicornie, caratterizzata dalle spunnulate, cavita nate dal crollo di grotte naturali e oggi piene di acqua di sorgente. La più grande è legata alla storia di un capitano che ha deciso di abbandonare la vita di mare per costruirsi una casa accanto al laghetto naturale. A pochi passi si trova poi Torre Uluzzu e sotto di essa la baia di Uluzzu, con la Grotta del Cavallo, in cui sono state ritrovate le tracce del primo Homo Sapiens d’Europa.

Parte della costa ionica si può abbracciare con lo sguardo dall’Abbazia di San Mauro, posta su una brulla altura vicino Sannicola. Qui trovarono rifugio i monaci basiliani, tra il X e il XII secolo, opera loro sono gli affreschi che decorano la chiesa.

Sulla costa adriatica si trova un’altra affascinante torre cinquecentesca: Torre Sant’Emiliano che si erge su un rilievo a picco sul mare. In questo punto della scogliera si trova anche una marmitta dei giganti, si tratta di un fenomeno di erosione rocciosa molto raro nelle zone costiere. L’acqua con il tempo realizza delle voragini a forma di scodelle e qui la natura si è impegnata ancora di più, modellando un sasso rotondo, quasi perfetto.

Su per giù

Scendendo giù, verso il Capo di Leuca, si incontra Palazzo Comi a Lucugnano, un luogo del cuore per gli amanti della poesia. Qui dal 1946 in poi ha vissuto il poeta Girolamo Comi che, con l’Accademia Salentina, ha ospitato poeti e intellettuali, come Alfonso Gatto a Vittorio Bodini. Addentrandoci nel mondo letterario, più recente è la storia di Norman Mommens e Patience Gray, lui artista, lei scrittrice di cucina che negli anni Settanta hanno scelto di vivere nella Masseria Spigolizzi, nell’agro di Salve. Ancora oggi si sente forte il senso di equilibrio tra arte e amore per il territorio che ha accompagnato la loro vita.

verso il Capo di Leuca

Un altro luogo avvolto nel mistero è quello delle Centopietre di Patù, un monumento piccolo e squadrato, con tetto a falde che alcuni fanno risalire all’XI secolo, come tomba di San Giminiano, messaggero di pace venuto a salvare Veretum dall’invasione saracena. Le centopietre deve il suo nome all’utilizzo di cento blocchi recuperati dalle mura di Veretum, antica e potente città messapica. Nel corso del tempo questo luogo è stato utilizzato come cripta paleocristiana dai monaci Basiliani che qui hanno lasciato alcuni affreschi. Un altro rifugio dei monaci bizantini è stata anche la cripta della Madonna del Gonfalone, a Sant’Eufemia, frazione di Tricase.

Arrivando al tacco d’Italia, alle porte di Santa Maria di Leuca ma sulla costa adriatica si trova il ponte del Ciolo ed è da qui che parte il sentiero delle  Cipolliane. Il sentiero si addentra nelle campagne, tra muretti a secco e fichi d’india, offrendo una vista sul mare sconfinato e giungendo fino al porto di Novaglie. È costituito da tratturi, scavati nella roccia e utilizzati per il trasporto del sale e di altre merci. Prende il nome dalle tre Grotte delle Cipolliane, in cui sono stati ritrovati tracce preistoriche.

 

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Diario

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